I tre rappresentanti-Pasquale Mastrogiacomo
dicembre 25th, 2008 admin
I tre rappresentanti, olio su tela, cm 100x100

I tre rappresentanti, olio su tela, cm 100x100

Monoteismi a confronto 2009, olio su tela, cm 100X100
L’opera si presenta come una crocifissione antropomorfa in cui i bracci della croce sono costituiti da tre figure simbolo delle religioni del libro: il Cristianesimo, l’Ebraismo e l’Islam.
Tre uomini, un vescovo, un rabbino e un imām, si mostrano al riguardante con fierezza e austerità. Le loro teste si fondono al centro della tela e danno forma al mondo, di cui si alimentano, nutrendosi indisturbate, le sanguisughe.
Le figure si stagliano nitide, definite da un ductus affilato, come intagliate nella pietra dura.
Un particolare iconografico, i copricapi sulle spalle, alla maniera di mostrine indossate con orgoglio, ne assimila l’aspetto a quello di generali del moderno ordo militum Christi.
I tre personaggi sembrano trovarsi, come antichi custodi della Terra Sancta, per ripartire il mondo dilaniato da tre “grattanuvole”, svettanti come moderne croci martiriali, simbolo di antiche memorie del Golgota e degli eventi di cui è stato teatro.
La tela offre ampi spunti di riflessione: il carattere esclusivo ed universale delle tre confessioni; il confronto tra le “genti del libro”; l’opportunità di un rinnovato dialogo interreligioso; l’intelligenza della diversità presupposto essenziale di ogni forma di incontro; ma lo sfondo oscuro e incombente richiama nel contempo storie di conflitti, violenze, condanne, estromissioni ed occupazioni.
L’autore sembra domandare al suo pubblico se il monoteismo sia strumento di pace o di guerra.
Monotheisms compared Pasquale-Mastrogiacomo
The work looks like a crucifixion in which anthropomorphic arms of the cross symbol consisting of three figures in the book of religions: Christianity, Judaism and Islam.
Three men, a bishop, a rabbi and an imam, was on the show with pride and austerity. Their heads are fused at the center of the canvas and shape the world, including feeding, undisturbed feeding, the leeches.
The figures stand out clear, defined by a sharp ductus, as carved in hard stone. Read the rest of this entry »
The painting is presented as an allegory of modernity, progress metaphor ad libitum.
As in a dream vision the city is bare, it offers no paths, no horizon and no future, unarmed and defenseless seems to disrupt, consumed by greed of mankind. Read the rest of this entry »

Il dipinto “esposizione universale” propone una riflessione dell’artista a sfondo ecologico.
Al centro della tela, inquadrata dagli stipiti di una finestra, si staglia, rigidamente frontale, una figura maschile. L’uomo si presenta all’osservatore, come una sagoma arcana ed impenetrabile, elegantemente vestito in giacca e cravatta.
La testa, metafora del mondo, è dilaniata da un missile esploso da un aeroplano precipitato.
Gli occhi fissi e dilatati, la bocca serrata da una lingua di ghiaccio, le ferite sanguinanti, da cui traggono sostentamento due sanguisughe, i rottami dell’aereo, i comignoli in fumo sconcertano l’osservatore e lo trascinano in una dimensione atemporale e ostile dominata da un silenzio opprimente.
Alle sue spalle una presenza misteriosa, indecifrabile, un uomo senza volto, quasi un deus ex machina, che si confonde con il cielo del fondo e osserva dall’alto la devastazione silente che si compie agli occhi dello spettatore.
In primo piano una area desertica punteggiata da colline fumanti e percorsa da un fiume in piena di acque torbide e scure.
Il soggetto è costruito per antitesi di forme e sembianze: alla piana desertica fanno da contrappunto le due direttrici stradali, al paesaggio naturale-l’artificio delle colline, all’assenza di vita-il brulichio delle sanguisughe in marcia, al nitore di una luce cristallina e tersa-il grigiore di nuvole gravi di fumi tossici, all’azzurro del cielo-il nero del percolato.
Il dipOinto suggerisce riflessioni di estrema attualità: il rispetto per l’ambiente, l’abuso esercitato dai colletti bianchi, la sopraffazione di sistemi inafferrabili, l’incapacità di svelare l’oppressione e denunciarne la violenza.
Opera presentata alla mostra collettiva “Principia 2010″ presso la galleria Hesperia di Pomezia (Roma )
Universal Exhibition-Pasquale Mastrogiacomo
The painting “World Exhibition” offers a reflection of the artist ecological background.
At the center of the canvas, framed jambs of a window, stands rigidly frontal, a male figure. The man presents to the observer, as a mysterious and impenetrable figure, elegantly dressed in suit and tie.
The head, a metaphor of the world is torn apart by a missile exploded from an airplane crashed. Read the rest of this entry »

Tutto fumante, 2008 olio su tela cm 50x70
Come in un gioco di specchi le immagini si riflettono l’una nell’altra frammentando l’integrità dell’icona in una molteplicità di figure, paesaggi e punti di vista.
Il dipinto si può idealmente scomporre in due sezioni. Sulla destra una piana desertica si staglia contro un cielo blu cobalto, cielo e terra sono saldati insieme da una lunga strada, percorsa da un esercito di sanguisughe, che sembra puntare verso l’infinito, e l’atmosfera è limpida, tersa, senza nuvole all’orizzonte. Sulla sinistra invece l’elemento umano prende il sopravvento: tre figure senza volto, in camicia nera e cravatta rossa, fanno da sfondo ad un altro paesaggio, desertico come il primo ma cupo e tenebroso con quel cielo minaccioso gravato da nubi.
L’entità in primo piano fa da perno alla costruzione “trinitaria”, la cravatta si radica nel suolo come un albero con le sue radici e ne sugge linfa vitale di cui si nutrono le sanguisughe che lo percorrono.
Ciò che colpisce è l’assenza dei volti : una moderna interpretazione della Vanitas? Tutto è destinato a dissolversi in una nuvola di fumo? E chi sono le tre figure misteriose? La tipologia delle vesti lascia pensare a personaggi autorevoli, ricercati nella loro eleganza, una traduzione possibile dei cosiddetti colletti bianchi, ma il colore sollecita confronti con le figure dei vescovi che vivono in altri lavori dell’artista.
Nella loro indeterminatezza divengono simbolo della transitorietà della vita, della caducità del sapere e del potere, un rinnovato “memento mori”, ma nello stesso tempo si fanno icona della spiritualità moderna.
La figurazione si complica per un’altra presenza ambigua, la silhouette di una figura in giacca e cravatta che dalla linea dell’orizzonte emerge con tutta la sua carica di mistero: metafora di un mondo ferito dal progresso o dall’esercizio del potere?
Il dipinto offre una interpretazione possibile della realtà in cui il mondo sensibile si confonde con quello intangibile, la materia con lo spirito, l’eterno con la vanitas.
All smoking-Pasquale Mastrogiacomo
Like a game of mirrors reflecting the images into one another fragmenting the integrity of the icon in a variety of figures, landscapes and views.
The painting can be ideally broken down into two sections. On the right a desert plain is silhouetted against the cobalt blue sky, sky and earth are welded together by a long road, traveled by an army of leeches, which seems to point towards the infinite, and the atmosphere is clear, limpid, cloudless horizon. On the left, the human element takes over three faceless figures in black shirt and red tie, the backdrop to another landscape, deserted as the first but dark and gloomy with clouds from the sky serious threat. Read the rest of this entry »

Con limpidezza costruttiva e di segno, il dipinto si presenta come sintesi dei temi e delle riflessioni dell’artista.
Al centro della tela campeggia il mondo, sommerso dall’acqua, trafitto da un cono di fumo e minacciato dalle sanguisughe. Ai poli dominano due solenni figure maschili, un cardinale con talare e pellegrina ed un arabo in kaftan, dai volti occultati in una nuvola di fumo. Sullo sfondo si ripetono specularmente una sagoma maschile senza volto ed un paesaggio desertico su cui incombe una ciminiera.
Predomina un’idea compositiva di eguaglianza e di ripetizione che annulla le singole caratterizzazioni per dare voce ai conflitti e forma all’inquietudine.
L’opera, incentrata sulla coppia dialettica del cardinale e dell’arabo, evoca esplicitamente il contrasto fra Occidente ed Oriente e sottende allusive correlazioni fra visibile e invisibile, tangibile ed intangibile, senso e spirito.
L’atmosfera sospesa e minacciosa avvolge immagini perturbanti, i contorni della realtà si infrangono nell’indistinto. Sublimati gli effetti naturalistici le figure diventano simbolo: forme slegate da ogni contingenza, disincarnate ed atemporali.
La semplificazione armonica del ritmo, delle superfici dei volumi, delle relazioni cromatiche esprime la ricerca di una condizione umana che tende all’assoluto.
La violenza cromatica, il processo di semplificazione e geometrizzazione della forma, la bidimensionalità delle figure creano situazioni incongruenti e dissonanti, attraverso apparenze simboliche ed enigmatiche in cui prevale il senso della solitudine e della distanza.
Il soggetto è supporto di inquietudini e malinconie, sebbene predomini una luce tersa come un cristallo, metafora del disagio, dell’incomunicabilità, della sopraffazione, di un universo definito, misurabile per contrapposizione dialettica che agisce come fermento, una chiave di lettura del destino umano.
Duality-Pasquale Mastrogiacomo
With clarity and constructive sign, the painting is presented as a synthesis of themes and ideas of the artist.
At the center of the canvas dominates the world, under water, pierced by a cone of smoke and threatened by leeches. Poles dominate two solemn male figures, a cardinal with a cassock and a cape and a arabic with a kaftan, their faces obscured in a cloud of smoke. In the background are repeated reversed a faceless male figure and a desert landscape on which rests a stack. Read the rest of this entry »

Contrapposizione

Grido disperato, 1997 terracotta h.cm 19
L’opera raffigura un uomo seduto con le gambe incrociate, la testa reclinata, la bocca strepitante, le braccia distese lungo il corpo e ben aggrappate per placare un impeto interiore di sollevazione che ne torce la forma.
Le gambe fuse, a forma di puleggia, in contrasto alla fissità delle braccia, attribuiscono all’opera una tensione e un dinamismo che coinvolgono l’osservatore in una serie di interrogativi riguardanti la propria esistenza, e in generale l’agire umano.
Il tumulto che stravolge l’interiorità dell’uomo è quello della coscienza sempre più disgiunta dalla ragione e dalla condotta.
Il grido messo in risalto dalla bocca spalancata è un grido di sfogo, di espiazione, un rodio vorticoso incoercibile e devastante che l’uomo proprio non riesce ad esternare. Una persistenza punitiva, dimostrativa, un richiamo alla consapevolezza e alla ragione, un ammonimento all’estraniazione e alla mediocrità. Non un moto moralizzatore, piuttosto una nemesi, un dimenio purificatorio, uno sconvolgimento illuminante che vuole richiamare l’interesse sulla scelleratezza dell’alienazione umana.
Desperate cry-Pasquale Mastrogiacomo
The work depicts a man sitting with his legs crossed, head tilted, mouth whooping, arms stretched along the body and well clinging to quell a surge of inner uprising that twists the form.
The legs fused, shaped pulley, in contrast to the rigidity of the arms, give the work a tension and dynamism that involve the viewer in a series of questions regarding its existence, and Read the rest of this entry »

L'urlo della coscienza, 1997 terracotta h.cm 20
L’urlo della coscienza fa parte di una trilogia che ha proprio in tale soggetto la sua massima rappresentazione formale.
L’opera è incentrata sui “moti della coscienza”, sulle scosse telluriche che occasionalmente percorrono il corpo dell’uomo agitandone in profondità il tessuto cellulare.
Come nella scultura “Grido disperato” la forma è stilizzata, essenziale nei tratti. Il richiamo a pezzi meccanici (puleggia), indicato da un’incavatura simile a un solco, impresso all’altezza del ginocchio e proseguito lungo il corpo ondularmente, suggerisce il ” moto continuo”, l’elettroencefalogramma della coscienza. Se nella prima scultura il grido in qualche modo allenta la tensione “ribelle”, in questa il tentativo di sobillazione sembra ondeggiare come il vino in un calice agitato dalla mano di un prete.
Ciò che colpisce è la cavità toracica che si deforma e si spalanca quasi fosse l’anima a gridare. Il volto inespressivo, con il capo inclinato, sembra non coinvolto, distaccato e lontano da quanto agita il corpo. L’Intelletto appare rassegnato e distante dal proprio turbamento, come se anima, corpo e cervello fossero tre “componenti” distinte che agiscono in maniera schizzofrenogena.
La quiete che subentra lentamente, ingiunta dall’ignavia, vince il moto di ribellione che fatalmente sopraggiunge, come musica orfica, scuotendo le viscere e percorrendo tumultuosamente il corpo: il solo modo per domarlo è chiudersi ermeticamente, asserragliare la coscienza recalcitrante e lasciare che i sobbalzi superbi ritornino a sonnecchiare, a russare, per poi demandare all’intelligenza ogni azione, ogni agire, ogni verbo.
L’autore vuole rappresentare e rendere visibili, attraverso “i moti della coscienza” l’assenza della volontà rispetto a comportamenti incongruenti con quanto proferito e solennemente canonizzato. L’intenzione è scuotere, a volte provocatoriamente, la coscienza degli uomini invischiati in uno stato di servaggio senza fine, di schiavitù morale; nonché insinuare, attraverso un dinamismo esistenziale fatto di turbamento e inquietudine, il dubbio in ciò che convenzionalmente è definita “morale”, cui spesso non segue una devota dedizione ma soltanto disattese schizofreniche.
La postura del soggetto ricorda quella degli asceti buddisti che praticano la meditazione per raggiungere l’armonia dei sensi, la pace interiore, una sorta di pratica espiatoria dalla sofferenza, ma se questi hanno forme di credenze non monoteistiche, e in tal caso l’”egoismo” esercitato nella meditazione non ha pretese dogmatiche o di conversioni coercitive, nell’uomo, dalle fattezze occidentali, rinchiuso nella forma scultorea, espressione traslata delle mostruosità che si agitano nei recessi più oscuri dell’anima, l’egoismo, dissimulato da pratiche religiose e da pratiche morali, irreprensibili nell’ostentazione, diventa sconquassante e imbrigliabile, salvo che, l’individuo non sia convinto di agire “biblicamente”, guidato da un’entità soprannaturale.
The scream of consciousness-Pasquale Mastrogiacomo
The scream of consciousness is part of a trilogy that has precisely this subject its highest formal representation.
The work focuses on the “troubles” of consciousness, the earthquakes that occasionally cross the man’s body shaking in depth the cellular tissue.
As in the sculpture “desperate cry” is a Read the rest of this entry »

“L‘Ultimo tentativo” chiude la trilogia sui “moti della coscienza”. La forma, rigorosa ed essenziale, è contraddistinta da un incavo che attornia e stigmatizza il corpo.
Le tre opere sono idealmente unite dalle cinghie di trasmissione delle pulegge che alimentano l’agitazione in modo alternato, a seconda degli eventi nefasti che si configurano in ogni tempo, e lasciano sulla superficie delle sculture solchi impressi come “stigme”.
La testa inclinata all’indietro con lo sguardo rivolto verso l’alto rappresenta l’ultimo tentativo dell’uomo che invoca un aiuto soprannatuale e proietta la speranza verso l’Onnipotente. Le braccia, che racchiudono una cavità strepitante, tentano di sollevare il tumulto al cielo, fiduciose di un aiuto divino.
L’insopportabile e inarrestabile marcia dei moti, concepiti come un’armata senza tempo, inviata “senza fine”, provoca un’immensa ansia. Le grida assordanti dei soldati rintronano in ogni cavità del corpo. La resistenza, che si vuole affidare a una forza soprannaturale, nulla può contro il vortichio e la forza energica trasmessa da un’infernale catena di montaggio, perfezionatasi in millenni di eccidi. Massacri perpetrati in nome dell’Egoismo e del Dio Denaro eternamente in conflitto con i Monoteismi del mondo.
La cadenza della marcia dei moti è segnata da fanfare che annunciano il sopraggiungere di arcani e atavici Scrupoli. Questi trovano nel presente nuove forze corroboranti con cui tormentare l’anima di ogni uomo nei momenti bui della propria esistenza, nerbandone a sangue i più oscuri istinti e i più oscuri peccati, marchiati a fuoco nel genoma dell’anima.
La forma della scultura si annulla sotto i colpi dei percuotatori che usano, infliggendo dolori lancinanti, nerbi di pelle umana di coloro che hanno abdicato alla propria integrità morale, in cambio di benefici individuali, con l’aspirazione di aggiogare i propri simili come buoi e ararne, con l’aratro sporco di sangue, le coscienze, seminando odio e rancore. Si percuote l’interiorità del corpo per rigenerare e riplasmare un uomo più puro, fortificandolo da ogni insidia.
La forma dell’opera in superficie appare indistinta, indeterminata, de-caratterizzata. Il corpo non si riconosce più, si deforma sotto i colpi inferti dai percuotatori dei moti che danzano invocando la morte su ceneri fumanti.
Dalla testa ai piedi è un continuo percotimento. Agili e sorprendenti demiurghi distruggono, per poi ricostruire, ciò che l’ipocrisia ha devastato, ciò che l’ignavia ha atrofizzato, ciò che l’egoismo ha ridotto in marasma. Un lavoro lungo e pazientoso, un lavoro rigenerativo: si distrugge ciò che la “cre-evoluzione” ha generato. Ogni osso ogni fibra è demolita, bruciata e incenerita. Le cinghie arroventate sembrano oramai cedere sotto i colpi dei moti.
Un’esalazione fetida pervade la fantasia dell’osservatore coinvolgendolo in una dimensione nuova dell’esistenza in cui la Speranza troneggia con i “moti della coscienza”, fedeli nei secoli.
Un invito ad andare oltre la forma apparente, a lasciarsi completamente risucchiare, senza timore, dalle sabbie mobili della coscienza ed esplorare con temerarietà gli abissi dell’anima. Un viaggio nella propria interiorità.
Last-attempt Pasquale Mastrogiacomo
“Last attempt” closes the trilogy on the “troubles of conscience.” The form, strict and essential, is marked by a groove that surrounds the body and stigmatizes.
The three works are ideally connected by pulley belts that feed the agitation alternately, depending on the adverse events that are configured at any time and leave grooves Read the rest of this entry »
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