Figura distesa-Pasquale Mastrogiacomo

Figura distesa,1994 terracotta patinata cm 35x20x15

Figura distesa, 1994 terracotta patinata cm 35x20x15, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno

La scultura dal titolo evocativo “Figura distesa” richiama concettualmente le figura distese di Henry Moore e ritualisticamente quelle precolombiane. Essa rappresenta un uomo disteso, un uomo ideale, la cui forma risulta schematizzata nei tratti geometrici.
L’uomo raffigurato è colto in un momento di estraneazione dalla realtà e sembra sognare. L’autore coglie ed immortala questo momento, che diventa rituale, in cui la proiezione onirica permette all’uomo di scacciare dal suo animo il disgusto e l’incongruenza morale di cui è quotidianamente pervaso. Un rituale costante della sua esistenza che gli permette di sognare e di immaginare delle società nuove, diverse, in cui gli Ipocriti non rivestino ruoli di dirigenza; gli Educatori non vantino la propria pochezza attraverso la scorsa veloce di un “libro raro” e l’implorazione di un Dio ossequiato; i Lestofanti non siano presenti come sanguisughe in ogni settore della vita sociale; e i Rappresentanti politici e sindacali, che su tale funzione fondano la loro importanza e la loro iniquità, non assoggettino più giovani e meno giovani alla propria vorace avidità.
Il sognare diventa, per l’autore, forma e materia, pratica onirica che concede all’uomo di sentirsi cerebralmente e moralmente “sano”. Uno sfogo fantastico a occhi aperti, una rivalsa onirica, si potrebbe definire, dal momento che solo questa gli viene paternalisticamente concessa dagli “eruditi”. Uno sguardo che si leva al cielo, sorvola le città con le loro esalazioni tossiche di coscienze putrefatte, assise sugli scranni del potere.
A contemplarla bene l’opera evoca una daga, un’arma pronta per essere impugnata da quanti desiderino lacerare il manto di falsità che strozza il giudizio comune, ma la sua purezza l’accosta ad uno strumento musicale dal suono arcaico e armonioso.
Come il Chac Mool, sul quale gli Aztechi posavano le offerte in occasione dei sacrifici, “Figura distesa” diventa per l’autore l’altare sul quale sacrificare la corruzione morale della società occidentale.

In collezione privata

Figure-lying Pasquale Mastrogiacomo


The sculpture evocatively titled “Figure-lying” draws conceptually the recumbent figure of Henry Moore and ritualistically those pre-Columbian. It is a relaxed man, an ideal man, whose form is outlined in the geometric traits.
The man depicted is caught in a moment of alienation from reality and seems to dream. The author captures and immortalizes the moment, which becomes ritual, when the dream projection allows man to banish from his mind the moral disgust e the inconsistency which is filled daily. A constant ritual of its existence that allows him to dream and imagine a new society, different, where the hypocrites do not put them on leadership roles, the teachers do not brag its smallness rushed through a “rare book” and imploring God, the swindlers are not present as leeches in every sector of social life and political and trade union representatives, that this function based on their importance and their iniquity, not subjecting younger and older people to their voracious greed. Continua a leggere

Tempio dell’Occulto-Pasquale Mastrogiacomo

Tempio dell'occulto, 2004 ceramica h.cm 33
Tempio dell’occulto, 2004 ceramica h.cm 33

La scultura raffigura un mezzo-busto, con la testa di gufo, in camicia e cravatta. L’opera è concepita come un tempio a navata unica che si sviluppa in senso trasversale rispetto al riguardante.
L’entrata si trova sul prospetto laterale sinistro mentre la facciata principale assume le fattezze del rapace notturno.
Il mezzo busto è animato da monofore a grandezza scalare che si dispongono ai lati del contrafforte centrale a forma di cravatta.
Dal tamburo-colletto emerge la grande cupola-testa contrappuntata da feritoie e rosoni.
Al vertice della cupola due ciuffi di penne erettili come sfiati per l’areazione.
Una scultura-costruzione, dedicata a coloro che mettono in pratica rituali scaramantici, riti ammalianti e forme di magia in senso lato, nella quale trovano ospitalità, come nell’ottavo cerchio dell’Inferno dantesco, indovini, simoniaci, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari. Un edificio per quanti nell’occulto hanno generato il proprio benessere, la propria importanza, la propria potenza. Una meta di pellegrinaggio per maghi della politica, della finanza, dell’intellighenzia, per intellettualoidi che interrogano del proprio fatturato sacerdoti-indovini addobbati di un lusso accecante.
Sulla spalla destra del gufo-tempio è posto uno zucchetto rosso a simboleggiare la coesistenza nell’assemblea di una vocazione sacrale e profana.
All’interno, ai lati della navata si dispongono piccole cappelle celebrative dedicate a piromanti, cartomanti, figuri di ogni specie con giacca e cravatta: veri conoscitori dell’occulto. Uomini che con carta e penna presagiscono il futuro di milioni di persone. Sacerdoti specializzati in “numerologia” che in crogioli fumanti rimestano infiniti numeri, infinite formule con cui “intossicare” economie di mezzo mondo e gettare sul lastrico milioni di persone incredule di così tanta “scientificità magica”.
Consiglieri di inganni che, “alambiccando”, “producono” opinioni, da somministrare alla gente per muoverla come fantocci o androidi, frasi, concetti, parole, calibrate e divulgate magicamente, capaci di suggestionare il discernimento degli uomini e di abbarbicarsi come edera per offuscarne la volontà, la riflessione ed ogni pensiero libero.
All’interno variati lezzi si impastano e impregnano l’ambiente completamente spoglio, privo di decorazioni e arredi, l’odore putrido che si diffonde è come afrodisiaco che scatena l’istinto predatorio di chi si reca ad idolatrare l’Occulto. Gente avida di potere e di denaro che gremiscono il tempio, esercitano la “magia” per soggiogare chi inconsapevolmente si fida dei loro consigli.
Lungo le cappelle si scorgono eleganti devoti, stanti, che colloquiano con eccentrici stregoni, prendono appunti, ristudiano contratti, rimuovono parole: persone di ogni sorta e di ogni estrazione diabolica.
In fondo alla navata si distingue un’imperiosa scrivania dove siede il Gran Maestro. Una specie di altare da cui catechizzare, rischiarato dalla luce, di colore amaranto, filtrata dallo zucchetto. Su di essa poche suppellettili: una penna stilografica, un foglio di carta intestata e un voluminoso “codice deontologico”.
L’altare è collocato su un catafalco funebre simbolo di devastanti presagi di morte.

 

Temple-Occult Pasquale Mastrogiacomo

The sculpture represents a half-bust, head of an owl in shirt and tie. The work is conceived as a single-nave church which develops in the transverse than the observer.
The entrance is on the left side elevation while the main facade takes on the features of the raptor.
The half-body is animated by a single light scalar that stand on either side of the central buttress shaped tie.
From drum-collar shows the large dome-head counterpoint loopholes Continua a leggere