Alla ricerca della mostruosità degli avari….il mio angolo del piacere…-Pasquale Mastrogiacomo

Alla ricerca della mostruosità degli avari....il mio angolo del piacere..."2018, Pasquale Mastrogiacomo

Alla ricerca della mostruosità degli avari….il mio angolo del piacere…”2018, Pasquale Mastrogiacomo

Citazione sull’avarizia

Gli avari hanno l’espressione del viso abbrutita dalla brama di danaro . Hanno la mostrusità espressa in volto e nell’anima.

Pasquale Mastrogiacomo

L’urlo della coscienza-Pasquale Mastrogiacomo

L'urlo della coscienza, 1997 terracotta h.cm 20, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno(SA)

L’urlo della coscienza, 1997 terracotta h.cm 20, Pasquale Mastrogiacomo,Acerno(SA)

L’urlo della coscienza fa parte di una trilogia che ha proprio in tale soggetto la sua massima rappresentazione formale.
L’opera è incentrata sui “moti della coscienza”, sulle scosse telluriche che occasionalmente percorrono il corpo dell’uomo agitandone in profondità il tessuto cellulare.
Come nella scultura “Grido disperato” la forma è stilizzata, essenziale nei tratti. Il richiamo a pezzi meccanici (puleggia), indicato da un’incavatura simile a un solco, impresso all’altezza del ginocchio e proseguito lungo il corpo ondularmente, suggerisce il ” moto continuo”, l’elettroencefalogramma della coscienza. Se nella prima scultura il grido in qualche modo allenta la tensione “ribelle”, in questa il tentativo di sobillazione sembra ondeggiare come il vino in un calice agitato dalla mano di un prete.
Ciò che colpisce è la cavità toracica che si deforma e si spalanca quasi fosse l’anima a gridare. Il volto inespressivo, con il capo inclinato, sembra non coinvolto, distaccato e lontano da quanto agita il corpo. L’Intelletto appare rassegnato e distante dal proprio turbamento, come se anima, corpo e cervello fossero tre “componenti” distinte che agiscono in maniera schizzofrenogena.
La quiete che subentra lentamente, ingiunta dall’ignavia, vince il moto di ribellione che fatalmente sopraggiunge, come musica orfica, scuotendo le viscere e percorrendo tumultuosamente il corpo: il solo modo per domarlo è chiudersi ermeticamente, asserragliare la coscienza recalcitrante e lasciare che i sobbalzi superbi ritornino a sonnecchiare, a russare, per poi demandare all’intelligenza ogni azione, ogni agire, ogni verbo.
L’autore vuole rappresentare e rendere visibili, attraverso “i moti della coscienza” l’assenza della volontà rispetto a comportamenti incongruenti con quanto proferito e solennemente canonizzato. L’intenzione è scuotere, a volte provocatoriamente, la coscienza degli uomini invischiati in uno stato di servaggio senza fine, di schiavitù morale; nonché insinuare, attraverso un dinamismo esistenziale fatto di turbamento e inquietudine, il dubbio in ciò che convenzionalmente è definita “morale”, cui spesso non segue una devota dedizione ma soltanto disattese schizofreniche.
La postura del soggetto ricorda quella degli asceti buddisti che praticano la meditazione per raggiungere l’armonia dei sensi, la pace interiore, una sorta di pratica espiatoria dalla sofferenza, ma se questi hanno forme di credenze non monoteistiche, e in tal caso l'”egoismo” esercitato nella meditazione non ha pretese dogmatiche o di conversioni coercitive, nell’uomo, dalle fattezze occidentali, rinchiuso nella forma scultorea, espressione traslata delle mostruosità che si agitano nei recessi più oscuri dell’anima, l’egoismo, dissimulato da pratiche religiose e da pratiche morali, irreprensibili nell’ostentazione, diventa sconquassante e imbrigliabile, salvo che, l’individuo non sia convinto di agire “biblicamente”, guidato da un’entità soprannaturale.

 

 The scream of consciousness-Pasquale Mastrogiacomo

The scream of consciousness is part of a trilogy that has precisely this subject its highest formal representation.
The work focuses on the “troubles” of consciousness, the earthquakes that occasionally cross the man’s body shaking in depth the cellular tissue.
As in the sculpture “desperate cry” is a Continua a leggere