Buona la prima. Placo la mia Ira !!-Pasquale Mastrogiacomo

Buona la prima. Placo la mia Ira!!
Quando non dipingo l’angoscia, la corruzione, la blasfemia, l’arroganza, l’idolatria disegno il piacere dei sensi e dell’intelletto. Dopo un navigare negli abissi dell’animo riemergo per scrutare l’erotismo di una forma che diventa brama. Un modo per evitare di sprofondare e di essere coinvolto nel disordine sociale riflesso nelle mie opere.

Pasquale Mastrogiacomo

Sullo scranno seduto con le sanguisughe, in bilico con l’ambiguità di un illusionista-Pasquale Mastrogiacomo

In trono seduto con le sanguisughe, in bilico con l'ambiguità di un illusionista, 2009 olio su tela cm70x90
Sullo scranno seduto con le sanguisughe, in bilico con l’ambiguità di un illusionista, 2009 olio su tela cm70x90, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno

In primo piano, su uno scranno lapideo a forma di papalina, una figura indefinibile siede con le gambe accavallate. Lo scranno, la cui simbologia rimanda alla sacralità universale, si regge su due pianeti di tinte differenti e con nubi appena distinguibili. Uno rosso, simbolo di passione, l’altro celeste, simbolo di infinito. Da entrambi, attraverso due spacchi su cui si inserisce il trono, e da altrettanti squarci da cui fuoriescono due grattacieli, vengono fuori fumi pacati e sinuosi che percorrono in orizzontale la tela come una danza lugubre. Lo scranno, senza basi retrostanti, conferisce alla composizione un’instabilità che si trasmette all’osservatore provocando un moto di agitazione interiore.
La figura centrale, con due seni provocanti, distinti da un azzurrino sfumato e da due ombre laterali che ne evidenziano la consistenza, presenta nella parte inferiore del corpo una superficie mossa e tortuosa animata all’interno da sanguisughe laboriose che scarniscono la massa emaciandola, le quali, una volta finito il loro compito, a grappoli sgorgano dall’apertura del pantalone, unitamente a un fumo sfuggente che attraversa in lungo il corpo, come un prolungato serpente sinuoso.
Una cravatta rossa si insinua tra il seno procace.
Il viso, con gli occhi spalancati e le sopracciglia a forma di mignatte, con le gote gonfie, proietta esternamente dalla tela la composizione pittorica mostrandocela in tutta la sua narrazione visiva. Due visioni del modo si contrappongono e si distaccano per mezzo di una carreggiata, che diagonalmente penetra nella testa dell’uomo, percorsa da una instancabile colonna di sanguisughe diretta verso il centro della testa
Metafora dell’uomo moderno con le sue ambiguità culturali e religiose la tela ce lo mostra vittima della propria arroganza, della propria superbia e delle proprie certezze “fabbricate”, a volte, con imposizioni violente. Convinzioni che si sbriciolano sotto i colpi inferti dai propri simili che nella tela hanno le sembianze e delle sanguisughe e di fumi infestanti
Uno dei temi frequenti nei dipinti dell’autore è quello dei “colletti bianchi”, iconografia e simbolo dei nostri tempi, i quali nell’immaginario collettivo richiamano l’idea di affarismo e di corruzione, soprattutto alla luce degli avvenimenti degli ultimi decenni. Misteriosi nei gusti intellettuali e “sessuali”, attraversano il tempo della televisione segnando fortemente la memoria di un popolo. Gente “piccola” che si inerpica sugli scranni del potere per poter esercitare tutta la sua grandezza o tutta la sua mediocrità. Gente che muta la propria posizione morale nel momento in cui esercita un potere. Adulatori in pose artificiose per le telecamere, servi e frustrati socialmente, che ambiscono ad un esercizio di comando per instaurare anche un nepotismo da giarrettiera (un’invenzione clientelare moderna) che forse prima criticava. Nemmeno Uno che abbia più vergogna delle proprie azioni. Non a caso, c’è chi ha parlato della vergogna come termometro per misurare lo stato di salute di una democrazia e quindi di un popolo. Ed è costui che l’autore ha voluto raffigurare: un uomo “fagocitato” dai propri simili, con le sue caratteristiche “amorali” camuffate da un sorriso telegenico e un’ostentazione smodata. Sempre pronto a screditare tutti e a vantare le proprie imprese. Un uomo pronto a qualsiasi cosa pur di arrivare ad una posizione sociale tale da consentirgli di trattare tutti gli altri con arroganza e disprezzo. Un “carrierismo politico” che ha dato e che sta dando a molti di questa genia la possibilità di arricchirsi senza nessuno sforzo godendo di quei privilegi e di quelle immunità che gli garantiscano l’impunità da ogni reato.

 

Sitting on the bench with leeches, hovering in the ambiguity of a magician

In the foreground, on a stone bench in the shape of skull cap, an indefinable figure sits with legs crossed. The chair, whose symbolism refers to the universal sacredness, is based on two planets of different colors and clouds barely distinguishable. A red, a symbol of passion, the other blue, a symbol of infinity. From both, through two slits on which you enter the throne, and as many insights from Continua a leggere