Testimoni del crollo finanziario-Pasquale Mastrogiacomo

Testimoni del crollo finanziario (Witnesses of the financial meltdown), 2014 olio su tela (oil on canvas) cm 60x80, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno (SA)

Testimoni del crollo finanziario (Witnesses of the financial meltdown), 2014 olio su tela (oil on canvas) cm 60×80, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno (SA)

 

Opera presentata al Premio Internazionale Letterario-Artistico-Salerno

 “La Piazzetta” XVI edizione 2014

presso la chiesa San Crispino e Crispiniano

via canale -Sede educArti- Salerno

Inaugurata il 20 giugno 2014 e chiusa il  27 giugno 2014

 

Tirannia del progresso-Pasquale Mastrogiacomo

Tirannia del  progresso, 2013 olio su tela 60x80, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno(SA)

Tirannia del progresso, 2013 olio su tela 60×80, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno(SA)

Tirannia del progresso 

Al centro della composizione, un trono lapideo, minacciato da sanguisughe fameliche, campeggia in un deserto solcato da rivoli di sangue, che sgorgano serpeggianti e minacciosi avanzando verso l’osservatore.
Dalla terra “insanguinata” esalano fumi tossici. 
In alto, come vessillo del progresso, svetta una croce di grattanuvole, strumento di martirio contemporaneo, ai suoi lati due “colletti bianchi” fungono da piedritti ad una arcata di fumi.
Un cielo grigio e fosco funge da sfondo di una campata che inquadra la cattedra inondata da una “colata nera”, scaturita dal colletto sacerdotale centrale.
L’Autore intende mettere in luce la decadenza morale e coscienziale in cui è precipitata la civiltà contemporanea, in nome di un progresso che segna profondamente ogni aspetto dell’esistenza, ferita gravemente dai “white collars”.
Due microfoni, simboli dell’informazione, divulgano le conquiste della rivoluzione del benessere, “offuscando” l’evidenza dei disastri sociali. 
L’iconologia del sangue rimanda, senza troppa retorica stilistico-estetica e formale, allo sfruttamento indiscriminato del creato. 


Tyranny of progress 

At the center of the composition, a stone throne, threatened by hungry leeches, stands in a desert crossed by streams of blood that flow meandering and menacing moving toward the observer.
From the land “bloody” exhale toxic fumes.
At the top, as a sign of progress, stands a cross of skyscrapers, contemporary instrument of martyrdom, its sides are two “white collar” serve as abutments to an arch of smoke.
A gray and gloomy sky serves as the backdrop of a span that frames the desk flooded with a “casting black”, triggered by the central priestly collar.
The author wishes to highlight the decadence and moral conscience that has plunged the modern civilization, in the name of progress, which deeply marks every aspect of life, seriously injured by the “white collar”.
Two microphones, information symbols, disseminate the achievements of the wellness revolution, “blurring” the evidence of social disasters.
The iconography of the blood found in, without too much rhetoric and stylistic-aesthetic and formal, the indiscriminate exploitation of creation.
Opera presentata alla IV edizione della mostra  d’ arte contemporanea Vuotociclo  “Sankta Sango”
Castel dell’Ovo-Napoli
dal 25 ottobre al 10 novembre 2013

Centauro genuflesso-Pasquale Mastrogiacomo

Centauro genuflesso, 1993 terracotta cm 20
Centauro genuflesso, 1993 terracotta cm 20, Acerno

La scultura in terra cotta, di piccole dimensioni, rappresenta un Centauro in ginocchio con la testa girata e rivolta verso l’alto. Il modellato, sebbene liscio, lascia intravedere le impronte delle dita e delle mirette usate dall’artista. Il busto manca delle braccia, al loro posto si aprono dei solchi curvilinei. Sul viso, un accessorio moderno, una visiera simile a quelle indossate per la visione virtuale, intende attualizzare il significato culturale della figura mitologica.
La scultura è ispirata ai centauri danteschi che nell’Inferno colpivano con le frecce i condannati: tiranni, omicidi, predatori, devastatori, feritori, che immersi nel fiume insanguinato, il Flegetonte, pagavano per i peccati commessi in vita.
L’opera è stata creata negli anni novanta un decennio contrassegnato da omicidi eccellenti, devastazioni economico-finanziare, embarghi, guerre… che hanno oppresso con tirannia gente innocente.
Il Centauro si presenta spossato, dimesso, rassegnato. Rivolge lo sguardo in alto verso la volta celeste che si colora di rosso dal riflesso del fiume. Oramai esausto s’inginocchia, nauseato di vedere perpetuare follemente tali peccati, stanco di ferire e vedere il fiume ingrossarsi fino a tracimare. Sfinito cade in terra a supplicare la sua liberazione.
Una scultura dai tratti malinconici quasi lacrimante per il dolore. Un’implorazione di misericordia e di morte per sottrarsi al duro incarico assegnatogli.
Tanti i peccati che feriscono la coscienza individuale e nazionale e affondano nel fiume Flegetonte: parole devastanti pronunciate da politici onorati, vergognose per il loro significato assolutorio nei confronti di alcuni “amici” o circostanze politiche. Si odono risate d’imprenditori senza scrupoli che affiorano dalle acque fetide, uccidendo per la seconda volta chi è finito in tragedia, e sembrano non scandalizzare più nessuno destinate col tempo ad essere dimenticate.
Tante le parole e i concetti “omicidi” che hanno stroncato la verità: ‘guerra preventiva’, ‘interventi chirurgici’, ‘embargo’, ‘esportare la democrazia’, ‘superiorità morale della sinistra’, ‘liberismo’, ‘capitalismo’, ‘comunismo’, ‘new economy’, ‘delocalizzazione’, ‘trasferimento della produzione’, ‘libero commercio’, ‘movimento di capitali’…., hanno devastato la dignità delle persone, hanno ucciso tanti innocenti, hanno ferito la dignità d’interi popoli, parole che ora annegano con chi le ha proferite nel bollore del Flegetonte.
Un’apatia intellettuale pesa come un macigno sulla “mente” di tanti individui che vantano la loro sapienza. Un sapere che si fonda su un “titolo” esposto in bella mostra dietro una scrivania, come ostentazione e avallo di quanto affermano. Esprimono idee su temi che non conoscono, studiano le anomalie degli altri con intelligenza ma non distinguono le proprie. Impegnati a tutelare la morale e i più deboli, si fregano le mani quando c’è da trarne guadagno. Non hanno il coraggio di criticare la loro appartenenza politica e non osano mettere in discussione l'”Infallibilità” di un certo modo di pensare, solo perché discende da una storia di rivendicazioni e di lotte sicuramente giuste ma che disattendono con il loro modo di argomentare e di agire. Uccidono la verità storica con il loro discutere vacuo. Dileggiano l’interlocutore. Incedono tronfi con il loro vessillo-titolo al vento. Sbandieratori e banditori di se stessi pronti a devastare con malizia chi, rispettoso per natura, non sa come difendersi. Approfittatori e predatori, agitano la pergamena del titolo per fornire prova delle loro capacità e conoscenze. Umiliano la bellezza di una donna quasi fosse un peccato e intanto venerano immagini sacre, in cui l’idea del “bello” è esaltato con forme sublimi. Sempre sofisticati e ricercati nei modi, pur di distinguersi, e intanto feriscono, con il loro schierarsi dalla parte di un presunto bene, l’Intelligenza , la Cultura, la Fede. Non hanno reminiscenza di quello che fanno e delle loro vacue opinioni poiché solo nel “dimenticatoio” è la loro forza vitale. Persone ordinarie che posano da ‘alternativi’ del pensiero comune, del costume corrente e intanto sviliscono con arroganza un’idea di nuovo. Persone afflitte da ‘servitù intellettuale’ che feriscono la sensibilità dei giusti, di quanti, pur avendo idee nuove, non sono “titolati” e non possono esprimersi.
Il fiume sobbolle incessantemente, il bollore denso a contatto con l’aria esplode in un’infinità di odori sgradevoli, sembra non farcela a contenere tanti individui, tante parole, tanti concetti. Per questo il Centauro è rappresentato stanco ed emaciato. Solo proprio non ce la fa a reggere quel ruolo, chiede aiuto, chiede un esercito liberatorio che spazzi via ogni peccato. Per troppo tempo si è confidato nell’intelligenza , nella fede, nella cultura, nell’esemplarità è giunto il momento di lasciare il compito a chi ha “competenze specifiche” affinché non si commettano più siffatti delitti.
Il centauro  guarda il fiume e in esso il riflesso della società odierna che sembra edificata su di esso e  lentamente sprofonda nelle acque insanguinate.

 

Centaur-kneeling-Pasquale Mastrogiacomo

The earthenware sculpture, small, represents a centaur on his knees with his head turned and facing up. The model, although smooth, suggests fingerprints and tools used by the artist. The bust is missing arms, in place of open curvilinear grooves. Face, a modern accessory, a visor similar to those worn by the virtual vision, seeks to modernize the cultural meaning of the mythological figure. Continua a leggere

Tempio dell’Occulto-Pasquale Mastrogiacomo

Tempio dell'occulto, 2004 ceramica h.cm 33
Tempio dell’occulto, 2004 ceramica h.cm 33

La scultura raffigura un mezzo-busto, con la testa di gufo, in camicia e cravatta. L’opera è concepita come un tempio a navata unica che si sviluppa in senso trasversale rispetto al riguardante.
L’entrata si trova sul prospetto laterale sinistro mentre la facciata principale assume le fattezze del rapace notturno.
Il mezzo busto è animato da monofore a grandezza scalare che si dispongono ai lati del contrafforte centrale a forma di cravatta.
Dal tamburo-colletto emerge la grande cupola-testa contrappuntata da feritoie e rosoni.
Al vertice della cupola due ciuffi di penne erettili come sfiati per l’areazione.
Una scultura-costruzione, dedicata a coloro che mettono in pratica rituali scaramantici, riti ammalianti e forme di magia in senso lato, nella quale trovano ospitalità, come nell’ottavo cerchio dell’Inferno dantesco, indovini, simoniaci, barattieri, ipocriti, ladri, consiglieri fraudolenti, seminatori di discordia, falsari. Un edificio per quanti nell’occulto hanno generato il proprio benessere, la propria importanza, la propria potenza. Una meta di pellegrinaggio per maghi della politica, della finanza, dell’intellighenzia, per intellettualoidi che interrogano del proprio fatturato sacerdoti-indovini addobbati di un lusso accecante.
Sulla spalla destra del gufo-tempio è posto uno zucchetto rosso a simboleggiare la coesistenza nell’assemblea di una vocazione sacrale e profana.
All’interno, ai lati della navata si dispongono piccole cappelle celebrative dedicate a piromanti, cartomanti, figuri di ogni specie con giacca e cravatta: veri conoscitori dell’occulto. Uomini che con carta e penna presagiscono il futuro di milioni di persone. Sacerdoti specializzati in “numerologia” che in crogioli fumanti rimestano infiniti numeri, infinite formule con cui “intossicare” economie di mezzo mondo e gettare sul lastrico milioni di persone incredule di così tanta “scientificità magica”.
Consiglieri di inganni che, “alambiccando”, “producono” opinioni, da somministrare alla gente per muoverla come fantocci o androidi, frasi, concetti, parole, calibrate e divulgate magicamente, capaci di suggestionare il discernimento degli uomini e di abbarbicarsi come edera per offuscarne la volontà, la riflessione ed ogni pensiero libero.
All’interno variati lezzi si impastano e impregnano l’ambiente completamente spoglio, privo di decorazioni e arredi, l’odore putrido che si diffonde è come afrodisiaco che scatena l’istinto predatorio di chi si reca ad idolatrare l’Occulto. Gente avida di potere e di denaro che gremiscono il tempio, esercitano la “magia” per soggiogare chi inconsapevolmente si fida dei loro consigli.
Lungo le cappelle si scorgono eleganti devoti, stanti, che colloquiano con eccentrici stregoni, prendono appunti, ristudiano contratti, rimuovono parole: persone di ogni sorta e di ogni estrazione diabolica.
In fondo alla navata si distingue un’imperiosa scrivania dove siede il Gran Maestro. Una specie di altare da cui catechizzare, rischiarato dalla luce, di colore amaranto, filtrata dallo zucchetto. Su di essa poche suppellettili: una penna stilografica, un foglio di carta intestata e un voluminoso “codice deontologico”.
L’altare è collocato su un catafalco funebre simbolo di devastanti presagi di morte.

 

Temple-Occult Pasquale Mastrogiacomo

The sculpture represents a half-bust, head of an owl in shirt and tie. The work is conceived as a single-nave church which develops in the transverse than the observer.
The entrance is on the left side elevation while the main facade takes on the features of the raptor.
The half-body is animated by a single light scalar that stand on either side of the central buttress shaped tie.
From drum-collar shows the large dome-head counterpoint loopholes Continua a leggere

“La libertà guida la natura”-Bozzetto per una scultura ambientale di grandi dimensioni da collocare in una città costiera-Pasquale Mastrogiacomo

La libertà guida la Natura
La libertà guida la Natura

L’opera realizzata da Pasquale Mastrogiacomo rappresenta un branco inabissato di pesci. Il gruppo, nel quale si scorgono diverse specie, nuota in prossimità del fondale marino con il quale si mimetizza il corpo esanime di un grande pesce, che fluttua sostenuto dal movimento delle onde. La varietà delle forme testimonia la straordinaria bellezza degli abissi e la ricchezza della fauna ittica.
Il branco però è trafitto da una ciminiera ancora fumante che persiste all’acqua, seguendone nel suo sviluppo il moto ondoso, e incombe sul destino delle specie marine. Il naturale ciclo della vita rischia dunque di essere interrotto dall’uomo con i suoi ingegnosi artifici che trasformano ricchezze naturali in risorse economiche.
L’opera, incentrata sulla coppia dialettica Bios-Thanatos, mette in luce la valenza dei contrasti: vita-morte, natura-artificio, ecologia-inquinamento, salvaguardia-sfruttamento; e si allinea alle proposte della social ecology.
Lo sfondo è il mondo sedotto dalla modernità e ferito dal progresso, ecosistemi marini contaminati, alterati dalle conseguenze della sovrapproduzione, del consumismo e da politiche economiche pregiudizievoli. L’intenzione è quella di mettere in evidenza i pericoli che minacciano l’ambiente ed esortare un approccio etico all’ecologia.
Un’opera con un taglio ambientalista che sensibilizzi l’opinione pubblica sulla problematica dell’inquinamento e lo sfruttamento intensivo delle ricchezze naturali; schietta, senza ermetismi o concettualismi formali, diretta nel suo significato. Un monito che attraversi il tempo ed esorti quanti preferiscono ignorare i rischi di impatto ambientale per tutelare interessi economici.
Un gruppo scultoreo non esornativo o celebrativo ma educativo e provocatorio che si rivolge alle nuove generazioni affinché rispondano all’appello ignorato dai loro predecessori e siano in grado di custodire e trasmettere al futuro un’eredità di valori, sentimenti, emozioni.

 

Freedom guide Nature “-Sketch for a large environmental sculpture to be placed in a coastal city-Pasquale Mastrogiacomo

The work carried out by Pasquale Mastrogiacomo is sunk a bunch of fish. The group, in which there are several species, swims near the sea floor which blends with the lifeless body of a large fish, which floats supported by the movement of waves. The variety of forms testifies to the extraordinary beauty of the depths and richness of fish.
The pack, however, is pierced by a chimney still smoking that persists Continua a leggere

Le coscienze nella storia-Pasquale Mastrogiacomo

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Le coscienze nella storia, 2007 olio su tela cm 60x90

La tela è costruita intorno alla sagoma di una croce greca.
Al centro domina la rappresentazione del mondo nel quale si fondono le teste di un cardinale e di un imam. L’abito dell’imam, di seta cangiante, riflette l’immagine delle dune desertiche.
Sull’asse verticale della croce due clessidre intersecano il mondo. Al loro interno un cielo minaccioso, carico di nubi scure e soffocanti, disegna come una linea serpentinata lo scorrere del tempo. Su entrambi i lati un volume aperto si addossa al bulbo della clessidra.
La composizione si complica per l’intersezione diagonale di due strade, percorse da brulicanti sanguisughe, che suddividono la tela in quattro campi speculari.
Sul fondo il profilo di un occhio che inquadra la scena e nel contempo scruta l’osservatore.
L’opera, incentrata sulla coppia dialettica del cardinale e dell’imam, anticipa tematiche e riflessioni sviluppate, come in un trittico, in “Monoteismi a confronto” e “Dualismo” .
Il mondo trafitto da due grattacieli allude come una metafora alla civiltà moderna.
La contrapposizione Est-Ovest, Islamismo-Cristianesimo, segna oggi come ieri lo scorrere del tempo, il turbine degli eventi consegnati ai libri di storia.
Il tempo della modernità si fonde, nel flusso delle coscienze, con quello della storia e scorre come il sangue delle sue vittime ma il mondo campeggia nel centro come la speranza di un reale confronto tra le “genti del libro” che superi le diveristà, i conflitti, le violenze, gli scontri dogmatici e bellici.

 

Personification of a city-Pasquale Mastrogiacomo

At the center of the painting stands a city of human features that meet the masculine (represented symbolically by the tie) and female (symbolized by the eyes and mouth). From their original encounter an explosion of housing developments where the teeming life. Exuberance of homes in turmoil that results in a vigorous brushwork and safe. But the imago urbis, although present in human form, reflects how dehumanized urban reality overwhelmed by the spread of concrete and the proliferation of anonymous blocks that form the backdrop to human history.
The subject invites reflection on social phenomena such as extreme criticality of protecting the environment, urbanization, sustainable development.
The chromatic dense and pasty shakes the paint film. The reflections of light create changing that confer plasticity and softness to the image. The canvas lends itself to a comparison with the “deadly city” as two halves of a diptych you read this in nuce the reflections developed in the other.

 

 

Dualismo-Pasquale Mastrogiacomo

 

Dualismo, 2008 olio su tela cm 50x70
Dualismo, 2008 olio su tela cm 50×70

Con limpidezza costruttiva e di segno, il dipinto si presenta come sintesi dei temi e delle riflessioni dell’artista.
Al centro della tela campeggia il mondo, sommerso dall’acqua, trafitto da un cono di fumo e minacciato dalle sanguisughe. Ai poli dominano due solenni figure maschili, un cardinale con talare e pellegrina ed un arabo in kaftan, dai volti occultati in una nuvola di fumo. Sullo sfondo si ripetono specularmente una sagoma maschile senza volto ed un paesaggio desertico su cui incombe una ciminiera.
Predomina un’idea compositiva di eguaglianza e di ripetizione che annulla le singole caratterizzazioni per dare voce ai conflitti e forma all’inquietudine.
L’opera, incentrata sulla coppia dialettica del cardinale e dell’arabo, evoca esplicitamente il contrasto fra Occidente ed Oriente e sottende allusive correlazioni fra visibile e invisibile, tangibile ed intangibile, senso e spirito.
L’atmosfera sospesa e minacciosa avvolge immagini perturbanti, i contorni della realtà si infrangono nell’indistinto. Sublimati gli effetti naturalistici le figure diventano simbolo: forme slegate da ogni contingenza, disincarnate ed atemporali.
La semplificazione armonica del ritmo, delle superfici dei volumi, delle relazioni cromatiche esprime la ricerca di una condizione umana che tende all’assoluto.
La violenza cromatica, il processo di semplificazione e geometrizzazione della forma, la bidimensionalità delle figure creano situazioni incongruenti e dissonanti, attraverso apparenze simboliche ed enigmatiche in cui prevale il senso della solitudine e della distanza.
Il soggetto è supporto di inquietudini e malinconie, sebbene predomini una luce tersa come un cristallo, metafora del disagio, dell’incomunicabilità, della sopraffazione, di un universo definito, misurabile per contrapposizione dialettica che agisce come fermento, una chiave di lettura del destino umano.

Duality-Pasquale Mastrogiacomo
With clarity and constructive sign, the painting is presented as a synthesis of themes and ideas of the artist.
At the center of the canvas dominates the world, under water, pierced by a cone of smoke and threatened by leeches. Poles dominate two solemn male figures, a cardinal with a cassock and a cape and a arabic with a kaftan, their faces obscured in a cloud of smoke. In the background are repeated reversed a faceless male figure and a desert landscape on which rests a stack. Continua a leggere

Grido disperato-Pasquale Mastrogiacomo

Un grido disperato

Grido disperato, 1997 terracotta h.cm 19

L’opera raffigura un uomo seduto con le gambe incrociate, la testa reclinata, la bocca strepitante, le braccia distese lungo il corpo e ben aggrappate per placare un impeto interiore di sollevazione che ne torce la forma.
Le gambe fuse, a forma di puleggia, in contrasto alla fissità delle braccia, attribuiscono all’opera una tensione e un dinamismo che coinvolgono l’osservatore in una serie di interrogativi riguardanti la propria esistenza, e in generale l’agire umano.
Il tumulto che stravolge l’interiorità dell’uomo è quello della coscienza sempre più disgiunta dalla ragione e dalla condotta.
Il grido messo in risalto dalla bocca spalancata è un grido di sfogo, di espiazione, un rodio vorticoso incoercibile e devastante che l’uomo proprio non riesce ad esternare. Una persistenza punitiva, dimostrativa, un richiamo alla consapevolezza e alla ragione, un ammonimento all’estraniazione e alla mediocrità. Non un moto moralizzatore, piuttosto una nemesi, un dimenio purificatorio, uno sconvolgimento illuminante che vuole richiamare l’interesse sulla scelleratezza dell’alienazione umana.

 

Desperate cry-Pasquale Mastrogiacomo

The work depicts a man sitting with his legs crossed, head tilted, mouth whooping, arms stretched along the body and well clinging to quell a surge of inner uprising that twists the form.
The legs fused, shaped pulley, in contrast to the rigidity of the arms, give the work a tension and dynamism that involve the viewer in a series of questions regarding its existence, and Continua a leggere

L’urlo della coscienza-Pasquale Mastrogiacomo

L'urlo della coscienza, 1997 terracotta h.cm 20, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno(SA)

L’urlo della coscienza, 1997 terracotta h.cm 20, Pasquale Mastrogiacomo,Acerno(SA)

L’urlo della coscienza fa parte di una trilogia che ha proprio in tale soggetto la sua massima rappresentazione formale.
L’opera è incentrata sui “moti della coscienza”, sulle scosse telluriche che occasionalmente percorrono il corpo dell’uomo agitandone in profondità il tessuto cellulare.
Come nella scultura “Grido disperato” la forma è stilizzata, essenziale nei tratti. Il richiamo a pezzi meccanici (puleggia), indicato da un’incavatura simile a un solco, impresso all’altezza del ginocchio e proseguito lungo il corpo ondularmente, suggerisce il ” moto continuo”, l’elettroencefalogramma della coscienza. Se nella prima scultura il grido in qualche modo allenta la tensione “ribelle”, in questa il tentativo di sobillazione sembra ondeggiare come il vino in un calice agitato dalla mano di un prete.
Ciò che colpisce è la cavità toracica che si deforma e si spalanca quasi fosse l’anima a gridare. Il volto inespressivo, con il capo inclinato, sembra non coinvolto, distaccato e lontano da quanto agita il corpo. L’Intelletto appare rassegnato e distante dal proprio turbamento, come se anima, corpo e cervello fossero tre “componenti” distinte che agiscono in maniera schizzofrenogena.
La quiete che subentra lentamente, ingiunta dall’ignavia, vince il moto di ribellione che fatalmente sopraggiunge, come musica orfica, scuotendo le viscere e percorrendo tumultuosamente il corpo: il solo modo per domarlo è chiudersi ermeticamente, asserragliare la coscienza recalcitrante e lasciare che i sobbalzi superbi ritornino a sonnecchiare, a russare, per poi demandare all’intelligenza ogni azione, ogni agire, ogni verbo.
L’autore vuole rappresentare e rendere visibili, attraverso “i moti della coscienza” l’assenza della volontà rispetto a comportamenti incongruenti con quanto proferito e solennemente canonizzato. L’intenzione è scuotere, a volte provocatoriamente, la coscienza degli uomini invischiati in uno stato di servaggio senza fine, di schiavitù morale; nonché insinuare, attraverso un dinamismo esistenziale fatto di turbamento e inquietudine, il dubbio in ciò che convenzionalmente è definita “morale”, cui spesso non segue una devota dedizione ma soltanto disattese schizofreniche.
La postura del soggetto ricorda quella degli asceti buddisti che praticano la meditazione per raggiungere l’armonia dei sensi, la pace interiore, una sorta di pratica espiatoria dalla sofferenza, ma se questi hanno forme di credenze non monoteistiche, e in tal caso l'”egoismo” esercitato nella meditazione non ha pretese dogmatiche o di conversioni coercitive, nell’uomo, dalle fattezze occidentali, rinchiuso nella forma scultorea, espressione traslata delle mostruosità che si agitano nei recessi più oscuri dell’anima, l’egoismo, dissimulato da pratiche religiose e da pratiche morali, irreprensibili nell’ostentazione, diventa sconquassante e imbrigliabile, salvo che, l’individuo non sia convinto di agire “biblicamente”, guidato da un’entità soprannaturale.

 

 The scream of consciousness-Pasquale Mastrogiacomo

The scream of consciousness is part of a trilogy that has precisely this subject its highest formal representation.
The work focuses on the “troubles” of consciousness, the earthquakes that occasionally cross the man’s body shaking in depth the cellular tissue.
As in the sculpture “desperate cry” is a Continua a leggere

La prostituzione di un vescovo-Pasquale Mastrogiacomo

La prostituzione di un vescovo, 1997 terracotta patinata, h cm 29, Pasquale Mastrogiacomo, Acerno (SA).

L’opera dal titolo, volutamente provocatorio, “La prostituzione di un vescovo”, realizzata nel 1997, mostra “un figuro” seduto su un cippo nell’atto, un po’ vanitoso , di concedersi alla moltitudine. La scultura vuole essere una riflessione sulla fede e sulla speranza che molti ripongono nei rappresentanti di Dio in terra.
Dal punto di vista formale si presenta nell’atteggiamento di chi in abiti succinti e le gambe incrociate è seduto lungo le strade di periferia, a vendere il proprio corpo al miglior offerente, in questo caso a mercanteggiare “la propria fede”.
Il piede, che ricorda lo zoccolo di una bestia, e le due depressioni, visibili frontalmente ai lati del busto, in luogo delle braccia, alla maniera di occhi tenebrosi e demoniaci, rivelano le profonde contraddizioni su cui poggia la “rappresentanza” terrena. Il volto assente, stilizzato, solcato da due profonde linee incise che si ripetono sul torace e che richiamano le armature medievali, conferisce alla scultura un’immagine, oramai sfocata, di un cavaliere senza tempo pronto a muovere battaglia contro tutto ciò che attenta i fondamenti della fede e lotta con tutte le armi che il Creatore gli ha donato.
La “bestialità” che si cela sotto gli abiti sacri vuole condurre il fruitore a considerare l’agire, a volte non proprio cristiano, di alcuni religiosi che, indossato l’abito talare come una divisa, lanciano moniti alla stregua di generali di un esercito.
La bocca spalancata, all’altezza dell’inguine, vuole dare voce alle numerose vittime, senza nessuna colpa apparente se non la loro diversità, di delitti commessi in nome di Dio.
Riflettere a volte sul “bigottismo”, ipocritamente celato dietro formule liturgiche e litanie superbamente ostentate, abiti sfarzosi e architetture maestose, può ridare vigore a un Dio mortificato da millenni di insensatezza religiosa in cui il Dio denaro ha spesso sostituito in terra il Dio celeste.

 

The prostitution of a bishop-Pasquale Mastrogiacomo

The work entitled, deliberately provocative, “the prostitution of a bishop”, built in 1997, shows a “figure” sitting on a stone in the act, a bit ‘vain, to enjoy the multitude. The sculpture is a reflection on faith and hope that many place in God’s representatives on earth.
From the formal point of view presents itself in Continua a leggere