

Dal 22 al 29 novembre 2025
Presso Quartiere Militare Borbonico,
via Quartiere Nuovo, Casagiove (CE)
La colomba di Dio
In questa intensa composizione di Pasquale Mastrogiacomo, la colomba — simbolo universale di pace — si staglia al centro della scena con le ali spiegate in un gesto che vorrebbe essere ascensione, ma che si trasforma in una lotta drammatica. Il suo candore è ferito: schizzi di rosso macchiano il piumaggio, mentre una sagoma scura le si sovrappone come un’ombra incombente, evocando la configurazione geografica della Palestina e, più in generale, la presenza costante delle guerre che ancora lacerano il mondo. Pur richiamando i colori della bandiera palestinese, l’opera si eleva a simbolo universale di tutte le guerre contemporanee, che ovunque infliggono ferite profonde all’umanità e al pianeta.
Sotto la colomba, le colate rosse si trasformano in un fluire materico che richiama il sangue e la terra contaminata. Accanto a esse si erge, solenne e vibrante, la forma di un cipresso: la sua verticalità richiama da un lato l’idea di morte, memoria e lutto e dall’altro il desiderio di ascesa, di rigenerazione, di una vita che, pur ferita, continua a cercare la luce. In questo dualismo si condensa il paradosso dell’epoca attuale: un ambiente che muore per mano dell’uomo, ma che al tempo stesso conserva in sé una forza vitale che chiede protezione e rispetto.
Sul fondo, la notte è punteggiata da piccolissime scintille (di filo spinato), frammenti di luce che tentano di resistere nonostante l’atmosfera sia divenuta densa e quasi irrespirabile. La materia pittorica che scorre e gli elementi che si dissolvono suggeriscono un mondo in continua ferita, in cui gli equilibri naturali vengono infranti e la speranza deve farsi strada attraverso il dolore.
Iconologicamente, l’opera allude con forza al legame profondo tra conflitti armati e distruzione dell’ambiente. Le colature che riempiono la scena non rappresentano solo la tragedia umana, ma diventano metafora dell’inquinamento del suolo, dell’aria e delle acque: ogni guerra è un disastro ecologico, un evento che non solo devasta le vite, ma compromette ecosistemi, paesaggi, specie viventi. La colomba ferita diventa così l’immagine di un pianeta martoriato, un essere vivente che soffre insieme ai suoi abitanti.
In questo contesto, l’opera di Mastrogiacomo si inserisce perfettamente nel tema “Ambiente e arte: un connubio possibile”, offrendo una testimonianza poetica, potente e necessaria. L’artista mostra come la pace non sia soltanto un ideale etico, ma una condizione imprescindibile per la tutela dell’ambiente. Difendere la Terra significa difendere la vita; e ricordare, attraverso l’arte, che ogni guerra, in qualunque luogo, lascia tracce indelebili anche sul corpo fragile del nostro pianeta.

