marzo 10th, 2010 admin

- Centauro genuflesso, 1993 terracotta cm 20
La scultura in terra cotta, di piccole dimensioni, rappresenta un Centauro in ginocchio con la testa girata e rivolta verso l’alto. Il modellato, sebbene liscio, lascia intravedere le impronte delle dita e delle mirette usate dall’artista. Il busto manca delle braccia, al loro posto si aprono dei solchi curvilinei. Sul viso, un accessorio moderno, una visiera simile a quelle indossate per la visione virtuale, intende attualizzare il significato culturale della figura mitologica.
La scultura è ispirata ai centauri danteschi che nell’Inferno colpivano con le frecce i condannati: tiranni, omicidi, predatori, devastatori, feritori, che immersi nel fiume insanguinato, il Flegetonte, pagavano per i peccati commessi in vita.
L’opera è stata creata negli anni novanta un decennio contrassegnato da omicidi eccellenti, devastazioni economico-finanziare, embarghi, guerre… che hanno oppresso con tirannia gente innocente.
Il Centauro si presenta spossato, dimesso, rassegnato. Rivolge lo sguardo in alto verso la volta celeste che si colora di rosso dal riflesso del fiume. Oramai esausto s’inginocchia, nauseato di vedere perpetuare follemente tali peccati, stanco di ferire e vedere il fiume ingrossarsi fino a tracimare. Sfinito cade in terra a supplicare la sua liberazione.
Una scultura dai tratti malinconici quasi lacrimante per il dolore. Un’implorazione di misericordia e di morte per sottrarsi al duro incarico assegnatogli.
Tanti i peccati che feriscono la coscienza individuale e nazionale e affondano nel fiume Flegetonte: parole devastanti pronunciate da politici onorati, vergognose per il loro significato assolutorio nei confronti di alcuni “amici” o circostanze politiche. Si odono risate d’imprenditori senza scrupoli che affiorano dalle acque fetide, uccidendo per la seconda volta chi è finito in tragedia, e sembrano non scandalizzare più nessuno destinate col tempo ad essere dimenticate.
Tante le parole e i concetti “omicidi” che hanno stroncato la verità: ‘guerra preventiva’, ‘interventi chirurgici’, ‘embargo’, ‘esportare la democrazia’, ‘superiorità morale della sinistra’, ‘liberismo’, ‘capitalismo’, ‘comunismo’, ‘new economy’, ‘delocalizzazione’, ‘trasferimento della produzione’, ‘libero commercio’, ‘movimento di capitali’…., hanno devastato la dignità delle persone, hanno ucciso tanti innocenti, hanno ferito la dignità d’interi popoli, parole che ora annegano con chi le ha proferite nel bollore del Flegetonte.
Un’apatia intellettuale pesa come un macigno sulla “mente” di tanti individui che vantano la loro sapienza. Un sapere che si fonda su un “titolo” esposto in bella mostra dietro una scrivania, come ostentazione e avallo di quanto affermano. Esprimono idee su temi che non conoscono, studiano le anomalie degli altri con intelligenza ma non distinguono le proprie. Impegnati a tutelare la morale e i più deboli, si fregano le mani quando c’è da trarne guadagno. Non hanno il coraggio di criticare la loro appartenenza politica e non osano mettere in discussione l’”Infallibilità” di un certo modo di pensare, solo perché discende da una storia di rivendicazioni e di lotte sicuramente giuste ma che disattendono con il loro modo di argomentare e di agire. Uccidono la verità storica con il loro discutere vacuo. Dileggiano l’interlocutore. Incedono tronfi con il loro vessillo-titolo al vento. Sbandieratori e banditori di se stessi pronti a devastare con malizia chi, rispettoso per natura, non sa come difendersi. Approfittatori e predatori, agitano la pergamena del titolo per fornire prova delle loro capacità e conoscenze. Umiliano la bellezza di una donna quasi fosse un peccato e intanto venerano immagini sacre, in cui l’idea del “bello” è esaltato con forme sublimi. Sempre sofisticati e ricercati nei modi, pur di distinguersi, e intanto feriscono, con il loro schierarsi dalla parte di un presunto bene, l’Intelligenza , la Cultura, la Fede. Non hanno reminiscenza di quello che fanno e delle loro vacue opinioni poiché solo nel “dimenticatoio” è la loro forza vitale. Persone ordinarie che posano da ‘alternativi’ del pensiero comune, del costume corrente e intanto sviliscono con arroganza un’idea di nuovo. Persone afflitte da ‘servitù intellettuale’ che feriscono la sensibilità dei giusti, di quanti, pur avendo idee nuove, non sono “titolati” e non possono esprimersi.
Il fiume sobbolle incessantemente, il bollore denso a contatto con l’aria esplode in un’infinità di odori sgradevoli, sembra non farcela a contenere tanti individui, tante parole, tanti concetti. Per questo il Centauro è rappresentato stanco ed emaciato. Solo proprio non ce la fa a reggere quel ruolo, chiede aiuto, chiede un esercito liberatorio che spazzi via ogni peccato. Per troppo tempo si è confidato nell’intelligenza , nella fede, nella cultura, nell’esemplarità è giunto il momento di lasciare il compito a chi ha “competenze specifiche” affinché non si commettano più siffatti delitti.
Il centauro guarda il fiume e in esso il riflesso della società odierna che sembra edificata su di esso e lentamente sprofonda nelle acque insanguinate.
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marzo 4th, 2010 admin
Collettiva d’Arte della Finale- 2° Premio Internazionale di Pittura e Design
Rifiuti in cerca d’Autore-Second Life
Salerno,Parco Urbano Ex Salid-Lungoirno
dal 13 al 21 marzo 2010-ore 17.00/20.00
Sabato e domenica : ore 10.00-13.00 e 17.00-23.00
Inaugurazione e Premiazione Sabato, 13 marzo 2010-Ore 18.00
Opera presente alla mostra “Seduzione del progresso “ Pasquale Mastrogiacomo

Seduzione del progresso, 2009 olio su tela cm 50x70
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febbraio 14th, 2010 admin

- Conversazione, 2004 ceramica h.m 46 Masrogiacomo Pasquale
La scultura “Conversazione”, dallo slancio totemico, ritrae una sequenza di profili-volti contornati da uno più grande a forma di pesce.
Ad esaminarla con interesse ed inventiva sembra quasi che l’autore abbia voluto rendere tangibile una chiacchierata tra tre compagni, Lui Lei L’Altro, mentre mangiano pesce e centellinano vino.
Per udire il loro dialogo basta sistemare la scultura su un basamento, in una stanza buia e senza ornamenti, e osservarla alla luce di una candela. Seduti tranquillamente su una poltrona di pelle nera, con un buon calice di vino rosso, si potrànno scorrere con gli occhi le frasi affioranti dall’ombra vacillante e tremolante che si estende sul tramezzo. Dopo un paio di sorsi … si potrà assistere alla loro chiacchierata che avrà ad oggetto un qualsiasi motivo di tipo sociale di cui l’osservatore-uditore si farà portatore. Una reciprocità tra chi esamina e la scultura, una riflessione intrapersonale che prende vita e forma dall’ombra. Il ragionamento in tal caso, prenderà in esame la Scuola, argomento delicatissimo per eccellenza. La conversazione appare da subito poco chiara, millantatoria, a tratti professorale. A esprimersi sono tre insegnanti, Lui Lei L’Altro, che parlano di tutto: dalle riforme, al dispendio di denaro, ai tagli del personale. Deplorano qualsiasi cosa: dalla scarsità di deontologia al poco impegno dei docenti nella didattica. Una discussione che non farebbe una grinza se non fosse per l’irrazionalità dei tre compari che poco o nulla realizzano, se non saziarsi, per contrastare la grande quantità di denaro che arriva nella Scuola attraverso PON e progetti vari, a discapito della didattica curriculare.
Imputano ai soli governi di destra il dissesto della scuola (inutile leggere i dati Pisa OCSE… come pure inutile capire altri sistemi scolastici della Cina e dell‘India …) senza nulla addebitare a quelli di sinistra che dell’autonomia-riforma hanno preteso la responsabilità con superbia. La discussione è a tratti appassionata, condotta con foga e con intenti moralizzatori. I tre compari sono gli stessi che accentrano le attività progettuali di una scuola amministrando ogni cosa… dal calcinaccio ai progetti! Un privativa delle risorse finanziarie giustificata per il bene della Scuola. La discussione è pazzesca, onirica, sembra quasi di partecipare alla messinscena della morale. Una conversazione ben combinata e allietata da portate gustosissime.
Meglio gustare un altro po’ di vino!
Neppure Uno che parli di come far fronte all’abbandono in cui versano alcune scuole che da anni pagano l’affitto ogni mese. Neppure Uno che dica di come molti progetti realizzati negli anni non abbiano nemmeno arricchito la sede scolastica. Neppure Uno che abbia preso a cuore il vero compito della Scuola: formare anzitutto dei cittadini rispettosi delle regole e del prossimo, prima ancora di operai specializzati o i futuri medici, avvocati, dirigenti politici… A riguardo è meglio evitare riferimenti alla fine del lavoro per la concorrenza orientale ed est europea…, meglio evitare riferimenti alla qualità dei prodotti industriali… , alla creatività come rimedio al dumping del lavoro a quello ambientale a quello dei diritti …., ma questo è un altro dialogo che sarà trattato in un’altra conversazione altrettanto allucinante, per il momento seguiamo l’ombra che parla.
… Si sorseggia ancora un po’ mentre gli occhi sono messi a dura prova dal tetro dialogo.
Comunicano Lui, Lei, L’Altro, parole in libertà, riparati dalla loro rappresentanza sindacale fanno il bello e cattivo tempo. Intanto propongono progetti complementari al curriculare mentre mancano i soldi per le fotocopie…. Continuano a parlare senza nessun disagio anzi si sentono dei dotti mentre i loro grugni, di grilliana memoria, li vedi ovunque, in ogni azione. Individui sfuggenti che scivolano e strisciano tra articoli e commi di leggi, a volte senza senso. Il dialogo continua senza che i chiacchieranti si mettano mai in questione, certi di essere dalla parte del giusto e nel frattempo la considerazione sulla Scuola scema in appetenze di una parte e dell’altra.
Il calice di vino è finito. Una gocciola sdrucciola piano piano e pietosamente verso il fondo del bicchiere. La candela affanna, e intanto, un filato di fumo nerastro, smorza l’estremo barlume. Il buio torna silente nella camera e il dialogo si chiude.
Al termine di questa critica un po’ fantastica si può invece ribadire che la discussione dei tre, Lui Lei L’Altro, non può essere presa in analisi per esaminare lo stato di salute della Scuola Italiana, sarebbe soltanto superbia da principiante, essendo puramente inventata non può considerarsi rappresentativa. E’ unicamente uno sfogo, un modo per fuggire da un’ istituzione che opera diligentemente con monotonia…. Certi di essere più aderenti alla realtà si può invece asserire che la Scuola figura ai primi posti in Europa e nel mondo…., che molti dei soldi destinati ai progetti sono spesi bene…, che nessuno si dedica alla progettualità formativa con venalità…..
La scultura quindi vuole essere un totem a difesa dell’efficienza o del “tutto funziona” ed esorcizzare critiche negative che vogliono minare alle fondamenta la Scuola.
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dicembre 18th, 2009 admin

Figura distesa,1994 terracotta patinata cm 35x20x15
La scultura dal titolo evocativo “Figura distesa” richiama concettualmente le figura distese di Henry Moore e ritualisticamente quelle precolombiane. Essa rappresenta un uomo disteso, un uomo ideale, la cui forma risulta schematizzata nei tratti geometrici.
L’uomo raffigurato è colto in un momento di estraneazione dalla realtà e sembra sognare. L’autore coglie ed immortala questo momento, che diventa rituale, in cui la proiezione onirica permette all’uomo di scacciare dal suo animo il disgusto e l’incongruenza morale di cui è quotidianamente pervaso. Un rituale costante della sua esistenza che gli permette di sognare e di immaginare delle società nuove, diverse, in cui gli Ipocriti non rivestino ruoli di dirigenza; gli Educatori non vantino la propria pochezza attraverso la scorsa veloce di un “libro raro” e l’implorazione di un Dio ossequiato; i Lestofanti non siano presenti come sanguisughe in ogni settore della vita sociale; e i Rappresentanti politici e sindacali, che su tale funzione fondano la loro importanza e la loro iniquità, non assoggettino più giovani e meno giovani alla propria vorace avidità.
Il sognare diventa, per l’autore, forma e materia, pratica onirica che concede all’uomo di sentirsi cerebralmente e moralmente “sano”. Uno sfogo fantastico a occhi aperti, una rivalsa onirica, si potrebbe definire, dal momento che solo questa gli viene paternalisticamente concessa dagli “eruditi”. Uno sguardo che si leva al cielo, sorvola le città con le loro esalazioni tossiche di coscienze putrefatte, assise sugli scranni del potere.
A contemplarla bene l’opera evoca una daga, un’arma pronta per essere impugnata da quanti desiderino lacerare il manto di falsità che strozza il giudizio comune, ma la sua purezza l’accosta ad uno strumento musicale dal suono arcaico e armonioso.
Come il Chac Mool, sul quale gli Aztechi posavano le offerte in occasione dei sacrifici, “Figura distesa” diventa per l’autore l’altare sul quale sacrificare la corruzione morale della società occidentale.
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dicembre 13th, 2009 admin

Soldato in meditazione, 1993 terracotta h 20 cm
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dicembre 13th, 2009 admin

Metamorfosi, 1994 gesso h 49 cm
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dicembre 13th, 2009 admin

Torsione mistica,1997 gesso h 50 cm
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novembre 19th, 2009 admin

Donazione-1994-terracotta-patinata-h-35-cm
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novembre 18th, 2009 admin

Uomo-rapito-dal-proprio-passato-1994-terracotta-h-27-cm
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ottobre 4th, 2009 admin

Passeggiata sul mondo con fumi divini,2009 olio su tela cm 60x70
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